Malattia di Creutzfeldt- Jakob. Risposte alle domande ricevute a Radio Deejay.

Q: Ho avuto molto da vicino dei casi di Creutzfeldt- Jakob, malattia neurologica fatale che porta al decesso dovuta alle proteine. vorrei sapere cosa ne pensa il ricercatore in diretta ora, grazie. (Luca)

A:  Premessa d’obbligo a questa risposta è che il mio settore di ricerca è la proteomica in campo oncologico, quindi non studio le proteine implicate nella malattia di  Creutzfeldt–Jakob. Quelle che riporto di seguito sono informazioni ricavate da accreditata letteratura scientifica sull’argomento.
La malattia di Creutzfeldt- Jakob (CJD, dal nome dei suoi scopritori) è una malattia neurodegenerativa letale causata da uno scorretto ripiegamento (misfolding) di una proteina, la PrP (proteina prionica). Le proteine prioniche avevano assunto importanza di cronaca dato che, associate a queste e al loro misfolding, è legata l’encefalopatia spongiforme bovina, nota come “morbo della mucca pazza” . La malattia di Creutzfeldt- Jakob, e la sua variante (vCJD, identificata a metà anni 90) sono i corrispettivi umani della malattia bovina. La maggior parte dei casi è di origine spontanea, nel circa 10% dei casi è invece ereditaria. Non è considerata infettiva anche se, l’ esposizione a tessuto cerebrale o spinale di pazienti affetti, in sala operatoria, può provocarne l’infezione. Rarissimi i casi di infezione per trapianto di cornea e trasfusioni di sangue, dato che la concentrazione dei prioni nel sangue è al limite della detectabilità. Una volta ripiegato in maniera scorretta, ll prione patologico si comporta come un nucleo di mosfolding, legandosi ad altre proteine PrP normali innescando un meccanismo di conversione a cascata che ha come risultato la morte neuronale e la comparsa dei primi sintomi clinici che sono declino cognitivo, allucinazioni, perdita di coordinazione e movimenti involontari, fino alla progressione della patologia con conseguenze letali.
Il concetto che una proteina abbia funzione di “nucleo” per il misfolding di altre ha portato alla definizione del “paradigma prionico”, che, negli anni successivi, ha permesso di comprendere meccanismi analoghi implicati in altre patologie neurodegenerative.
Una diagnosi precoce ed accurata della CJD è essenziale sia per evitare casi di trasmissione, rari, ma possibili, sia per distinguerla da altre forme di demenza curabili in maniera mirata.
Fino ad alcuni anni fa era possibile diagnosticarla solo post-mortem, attraverso l’analisi del cervello dei pazienti deceduti, e tuttora è un campo di ricerca data l’ elevata eterogeneità dei sintomi della malattia, la similitudine con altre patologie e il fatto che le comuni metodiche quali la risonanza magnetica (MRI) o l’ analisi dei fluidi cerebrospinali sono troppo poco sensibili.
Nuovi studi, uno inglese e due italiani (a dimostrazione che la nostra ricerca tricolore è all’ avanguardia) puntano alla diagnosi precoce, attraverso l’analisi e rilevamento della proteina prionica a livello del sangue (quello sviluppato al MRC Prion Unit, Department of Neurodegenerative Disease di Londra), oppure attraverso un prelievo di un tampone nella cavità nasale ( già disponibile nella neurologia del policlinico “Giambattista Rossi” di Verona) o ancora attraverso l’ esame delle urine, dato che tale proteina, oltre che nel cervello, risulta presente anche in altri organi periferici e, di conseguenza, nei biofluidi corporei dove per detectarla deve venire però amplificata (studio, quest’ultimo, avviato a Huston e ora in corso all’istituto “Besta” di Milano). Questi recenti approcci, insieme alla completa comprensione del “paradigma prionico” potrebbero aprire la strada alla diagnosi di altre malattie neurodegenerativa (Alzheimer, Parkinson, insonnia familiare fatale, sindrome di Gerstmann–Sträussler–Scheinker e altre forme di demenza).

Pubblicato da psoffientini

Scienziato, musicista, scrittore. Sognatore senza confini.

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