Q: buongiorno, cosa ne pensa della dieta Paleo? A: La dieta Paleo deriva il suo nome da “paleolitico” e ipotizza un regime alimentare simile a quello degli uomini vissuti sulla terra tra 2,58 milioni e 10 000 anni fa. Questa epoca geologica, definita Pleistocene, fu caratterizzata dallo sviluppo dei primi oggetti e utensili, in pietra, da parte degli ominidi e termina con l’introduzione dell’agricoltura. Di conseguenza, definisce un periodo in cui l’uomo era prevalentemente cacciatore e raccoglitore, ma non coltivatore.
La dieta paleo è basata quindi, con qualche variazione, sul consumo di carne magra (maiale, pollo, agnello, manzo), pesce, frutta (ma non quella disidratata poichè contiene piú zuccheri di quella “fresca”), vegetali a foglia verde e crucifere, tuberi (ma limita il consumo di patate) , uova (meno di 2 al giorno) , noci e frutta in guscio mentre esclude latte e derivati, cereali, legumi, grassi complessi (l’olio è limitato ad 1 cucchiaino al giorno) , zucchero, dolci, qualunque bibita, tra cui la birra (il vino è permesso nella quantità di 1 bicchiere al giorno) e l’aggiunta extra di sale.
Per queste ragioni la dieta paleo rientra, assieme a quella chetogenica, Atkins, Scarsdale, South Beach e metabolica, nelle diete definite “low carb”, ovvero a basso contenuto di carboidrati. Queste diete hanno molto appeal e sono diventate altrettanto famose poichè offrono discreti risultati, in termini di riduzione del peso, in breve tempo. Ma gli effetti di tali regimi sono misurati sulla breve distanza e risultano non dannose per la salute solo per periodi che non eccedono i 6 mesi. Questo perchè, in assenza di carboidrati, essenziali per l’apporto energetico alla maggior parte degli organi vitali fra cui cervello, cuore e muscoli, evolutivamente, il nostro organismo consuma i grassi accumulati. Per poter fare questo, deve prima convertirli in corpi chetonici (acetone, acido acetoacetico e 3-Β-idrossi-butirrato) che, con una rapidità ed efficienza simile a quella degli zuccheri, vengono utilizzati per fornire energia, ma questo processo affatica reni e fegato, già sottoposti a stress dovuto al maggior contenuto proteico di queste diete rispetto ad altre, e porta a chetosi e chetoacidosi diabetica, oltre a provocare astenia, cefalea e stitichezza. E ancora, apportano basse quantità di calcio non prevedendo i prodotti caseari, che deve quindi essere integrato.
E allora perchè la gente ricorre a questo tipo di dieta? Perchè, appunto, sembrano dare effetti immediati sulla perdita di peso, anche se non è dimostrato se tale perdita avvenga a livello di grassi, liquidi o muscoli. Inoltre, alcuni studi evidenziano che tali diete sono compatibili con casi di diabete tipo 2, diminuendo i rischi cardiovascolari, grazie alla riduzione di carboidrati e l’ aumentato consumo di proteine, che abbassa la glicemia postparandiale. Ma sottolineano anche come questi risultati andrebbero estesi ad un numero superiore di pazienti e che questi studi sono limitati a 3 mesi di test, informazioni quasi sempre omesse da chi promuove queste diete. Veder scendere rapidamente l’ago della bilancia ha sicuramente una effetto positivo sull’umore di chi si affida a queste diete ma, a lungo termine, portano a una riduzione della massa muscolare piú che del grasso in eccesso e questo determina una riduzione del metabolismo basale, diventando via via, dopo l’ iniziale entusiasmo, meno efficaci se non addirittura dannose.