Chi ha paura delle lectine? (Risposte alle vostre domande)

Q: “Qual è la verità sulle lectine, proteine che, a detta di https://en.wikipedia.org/wiki/Steven_Gundry , sarebbero un componente di molti cibi dagli effetti negativi per la salute”.

A: Le lectine sono proteine vegetali, che si trovano principalmente nei legumi (lenticchie, fagioli, piselli, arachidi e soia) e nei cereali integrali, tra cui il grano. Rientrano nella lista degli anti-nutrienti, e sono diventate famose poiché segnalate come causa di obesità, malattie autoimmuni e infiammazione cronica. Ma, come spesso accade, bisogna fare attenzione a fermarsi a queste definizioni e “denominazioni”. Gli anti-nutrienti possono essere sostanze tossiche (ad esempio le aflotossine o i precursori cianogenetici), oppure composti che creano problemi solo ad una categoria di individui predisposti (glutine o le vicine, responsabili del favismo), alimenti non assimilabili (la fibra) o infine che legano alcuni nutrienti presenti nei cibi, limitandone l’assorbimento. A quest’ultima categoria appartengono le lectine.

Sono proteine che le piante utilizzano come mezzo di difesa da agenti esterni (fitopatogeni, microrganismi, nematodi e insetti), poichè in grado di legare i carboidrati, ma creano problemi per la digestione umana, essendo resistenti e stabili in ambienti acidi come il nostro intestino. Alcune di queste, come la fitoemoagglutininia, sono in grado di provocare agglutinazione, ovvero il raggruppamento disfunzionale dei globuli rossi, oltre a diarrea, nausea, vomito e crampi addominali e, nei casi minori, gonfiore e flatulenza. Le lectine sono anche in grado di legare e sottrarre alcuni minerali dagli alimenti, quali calcio, ferro, fosforo e zinco. Inoltre, legandosi alle cellule del tratto intestinale, possono interferire con l’assorbimento di nutrienti e con le funzioni del microbiota, oltre a poter generare dibattute risposte autoimmuni per cui è stato ipotizzato un loro coinvolgimento in malattie infiammatorie quali artrite reumatoide e diabete tipo 1. [1]

Queste informazioni, scientificamente vere, sono alla base dei numerosi libri, slogan e movimenti anti-lectine, ma ometteno un punto fondamentale, ovvero, che queste caratteristiche delle lectine sono associate al consumo di legumi e cereali crudi, cosa che avviene raramente. Cucinandoli ad alte temperature, bolliti o al vapore, o lasciati in acqua per più ore, permette di inattivare la maggior parte delle lectine che, essendo idrosolubili e trovandosi principalmente sulla superficie esterna, vengono anche eliminate fisicamente. Questo spiega perché i legumi in scatola sono cotti e conservati in acqua, che viene eliminata prima del consumo.

E’ vero che alcune lectine non vengono degradate in questo modo, o che cotture a bassa temperatura non ne permettono la completa inattivazione, ma il nostro corpo è in grado di produrre enzimi che ne inibiscono le caratteristiche negative, la germogliazione di alcuni legumi consumati crudi ed infine e la rimozione della parte esterna tipica del frumento (pula) e dei legumi ne diminuisce notevolmente la presenza, facendo sì che, a tutti gli effetti, difficilmente, in un’ alimentazione tipica di paesi che non basano unicamente la loro alimentazione su limitati prodotti crudi, vi siano reali problemi per la salute. Chi ha problemi di digestione, in caso di colon irritabile, meteorismo e gonfiore già normalmente diminuisce il consumo di legumi ecereali integrali, rendendo nulli i problemi legati alle lectine e agli anti-nutrienti in generale.

Al contrario, le lectine hanno attività antiossidante e la loro capacità di legare i carboidrati, assieme all’apporto di fibra, proteine e acidi grassi buoni (insaturi) da parte dei legumi, cereali integrali e frutta secca è associata a controllo della glicemia postprandiale e dei livelli di insulina, con benefici per malattie cardiovascolari, diabete tipo 2 e obesità. [2,3,4,5] 

[1] Freed, DLJ. Do dietary lectins cause disease? The evidence is suggestive—and raises interesting possibilities for treatment. BMJ. 1999 Apr 17; 318(7190): 1023–1024.

[2] Raben A, Tagliabue A, Christensen NJ, Madsen J, Holst JJ, Astrup A. Resistant starch: the effect on postprandial glycemia, hormonal response, and satiety.Am J Clin Nutr. 1994 Oct 1;60(4):544-51.

[3] Liu S, Stampfer MJ, Hu FB, et al. Whole-grain consumption and risk of coronary heart disease: results from the Nurses’ Health Study. Am J Clin Nutr. 1999;70:412-9.

[4] Aune D, Norat T, Romundstad P, Vatten LJ. Whole grain and refined grain consumption and the risk of type 2 diabetes: a systematic review and dose-response meta-analysis of cohort studies. Eur J Epidemiol. 2013;28:845-58.

[5] de Munter JS, Hu FB, Spiegelman D, Franz M, van Dam RM. Whole grain, bran, and germ intake and risk of type 2 diabetes: a prospective cohort study and systematic review. PLoS Med. 2007;4:e261.

Pubblicato da psoffientini

Scienziato, musicista, scrittore. Sognatore senza confini.

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